E’ così che i folli attraversano la vita.
E’ così che la grazia delle cose balza agli occhi.
E’ così che sorrido a me stessa e dico ” mi raccomando, non ti preoccupare”.
Essere sè stessi è un’impresa naturale. Un’impresa naturale.
Contraddizione in termini e pura verità.
Naturale far fiorire il proprio seme.
Impresa proteggerlo dai pericoli.
Impresa volerlo mantenere.
Impresa accettare il frutto che darà, qualunque esso sia.
Più difficile ancora godere del momento. Di ogni momento che comporta lo sbocciare. Di ogni momento che richiede fedeltà assoluta a sé stessi.
Facile smarrire la strada.
Facile credere di voler essere qualcos’altro.
Non c’è una scuola per questo. Bisogna prendersi la briga, specchio alla mano, di guardarsi in faccia e amarsi per ciò che si è.
Un’impresa appunto. Un’impresa che dura tutta la vita. Che è la vita stessa.
E’ così che i folli attraversano la vita. Con uno specchio in mano e l’intenzione di rendere leggera l’impresa.
Ed è così che la grazia che anima ogni cosa può essere vista e riconosciuta.
E’ così che posso compiere l’impresa di amarmi vedendo negli altri il riflesso di me stessa.
In modo folle e grazioso.
Perchè la follia rompe gli schemi, l’idea che abbiamo di noi stessi e degli altri.
Perchè la grazia aggiusta le cose, le situazioni, riflette uno strano luccichio su questa vita, ancora per me misteriosa.
E così sorrido a me stessa e dico ” mi raccomando, non ti preoccupare

Se vuoi, prova a fare l’esercizio del seme nascosto.
a) Immagina e rappresenta un paesaggio “senza vita”: senza uomini, nè animali, nè vegetazione alcuna.
b) In questo paesaggio è rimasto, da tempo immemorabile, un seme nascosto: guidato dalla tua immaginazione, dipingi dove il seme potrebbe essere, e come potrebbe crescere.
c) Ora ammira il tuo lavoro e lascia che ti parli.